Fatt’ a rota: divani invece di pneumatici bruciati nella Terra dei fuochi

Il progetto del “Gruppo Fatt’ a rota” all’interno del Laboratorio di marketing ecologico nella Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università Suor Orsola di Napoli vuole informare i meccanici dei possibili riusi dei pneumatici, la cui combustione nella Terra dei Fuochi crea seri problemi ambientali. Con l’aiuto di persone operanti nel settore, il gruppo propone un’azione divisa in tre fasi: la supervisione nelle aziende, un’intervista ai gommisti e la realizzazione di uno stand nella quale si danno informazioni e dimostrazioni pratiche del riutilizzo dei copertoni.

Premessa

In questi giorni assistiamo a nuovi cambiamenti, nuove riforme, nuovi modi di vedere, nuovi punti di vista. Quanto sono nostri? Quanto “sentiamo” nostre, le problematiche sociali? Il tema preso in considerazione, merita un notevole rilievo e non a caso molteplici giornali e riviste ne parlano: la “Terra dei Fuochi”. E’ un’area compresa tra Giugliano –Villaricca- Qualiano, in cui ogni giorno si assiste allo smaltimento illegale di rifiuti, anche tossici, moltiplicando così il rischio di tumori. L’inquinamento che ne deriva ci interessa da vicino, queste sostanze contaminano la catena alimentare degli animali da allevamento, raggiungendo così anche l’uomo riducendo, inoltre, l’esportazione di prodotti tipici della Campania.

Metodologia

All’interno del laboratorio Piano di comunicazione ambientale – elementi di marketing ecologico è stato possibile approfondire l’analisi territoriale dell’area, elencando i punti di forza, i punti di debolezza, le opportunità e le minacce esterne che riducono le possibilità di intervenire concretamente sul campo.

Analisi di scenario

L’analisi sottolinea le criticità riscontrate sia sotto il profilo psico-sociodemografico (scarsa educazione ambientale della popolazione, nonché totale indifferenza verso il problema), sia sotto il profilo economico (business camorristici) e di debole tutela dell’ambiente (abbandono illegale di rifiuti). Lo smaltimento di copertoni bruciati illegalmente è un problema reale, concreto, invasivo. La mancata conoscenza e informazione in merito, aumenta notevolmente l’incapacità di ridurre l’inquinamento ambientale. Da qui, nasce l’idea del nostro progetto, che mira a diffondere una concezione del pneumatico come risorsa economica che combinato con altri materiali trova un’infinità di impieghi.

Idea

Ecco che nasce il progetto “FATT ‘A ROTA” con lo scopo di sensibilizzare, informare e formare attraverso un particolare procedimento di presentazione, informazione, sollecitazione e produzione. L’idea è di recarsi presso le aziende che si occupano del ritiro, smaltimento e riciclo di pneumatici, cercando di capire i vantaggi economici e territoriali, poi recarsi dai gommisti per INFORMARLI di questo procedimento, presentando soluzioni alternative all’abbandono illegale sulle strade e infine effettuare una campagna di sensibilizzazione attraverso un evento-intervento che si potrebbe tenere nel centro di uno dei Comuni interessati utilizzando uno stand con personale adibito a “dimostrazioni” concrete di questo riutilizzo. Il fine ultimo di questo progetto è stimolare l’interesse della popolazione locale e nazionale.

Approfondimento

Di questo tema si occupa la società Ecopneus, costituita nel 2009 dalle principali aziende produttrici o importatrici di pneumatici in Italia, che detiene l’80% del mercato per il rintracciamento, la raccolta e la destinazione finale di PFU (Pneumatici Fuori Uso). Questa società in collaborazione con l’UISP, Unione Nazionale Sport per Tutti presenta un progetto per il settore sportivo, in cui si esplicitano i vantaggi che si hanno, grazie al riutilizzo dei PFU. Tra i tanti: maggiore durata e minori costi di manutenzione; maggiore resistenza della superficie alle deformazioni permanenti; migliorata resistenza all’invecchiamento e all’ossidazione grazie alla presenza di antiossidanti nella gomma del pneumatico.

Ci sono riscontri sotto il profilo normativo: da settembre 2011 i contributi volti al recupero dei pneumatici usati devono essere visibili sullo scontrino fiscale. Questa riforma è stata effettuata poiché solo il 20% viene smaltito attraverso circuiti legali e controllati, la metà viene finalizzata al recupero energetico (quindi incenerita) e ben un quarto, il 25% finisce in circuiti non controllati. In merito allo smaltimento, i contributi destinati a coprire il costo di gestione recupero, variano a seconda della tipologia di veicolo, in modo da ridurre le discariche abusive nonché il rischio di incendi incontrollati che causano la dispersione di sostanze nocive nell’aria e di percolati nel suolo. E’ giusto che ci si informi. L’utilizzo dei PFU può essere diverso: da oggetti di design, orientati  verso soluzioni più eco che utilizzano pneumatici esausti e teloni di camion per dare vita a poltrone e divani o progetti di inserimento dei materiali all’interno dell’arredo urbano e per la pavimentazione degli impianti sportivi.

Lo scopo di questo progetto è sensibilizzare le persone verso la combustione di rifiuti speciali. Il vantaggio di aderire al nostro progetto non è solo economico,  ma anche ambientale e soprattutto salutare. Quanto ci interessa? Quanto tempo siamo disposti a “sacrificare”, per produrre conoscenza e informarci  e quindi ridurre la nostra esposizione alla quantità infinita di sostanze nocive, presenti nell’aria? Perché preferiamo nascondere “la testa sotto la sabbia” anziché prenderci la nostra parte di responsabilità? Perché questo comporterebbe intervenire; le problematiche da risolvere sono diverse, occorre soltanto porsi qualche domanda in più. Solo così, si può dissipare la nube, provocata dal fumo dei copertoni bruciati o meno, e i dubbi, che ci offuscano la mente.

(*) A cura del ‘Gruppo Fatt’ a rota’: Luisana Saraco, Maria Punzo, Luigi Aprea, Giovanna Sarno, Giulia Agrillo

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