Esplorazioni petrolifere in Alta Irpinia. Quale politica energetica e ambientale possibile?


Progetto Nusco. 46 comuni interessati, 45 in Irpinia, uno nel Beneventano, Apice. 69,85 kmq l’area di ricerca inizialmente prevista poi ampliata nel 2011 a 698,5 kmq. L’iter burocratico è partito nel 2002 con una richiesta da parte dell’Italmin exploration che, in joint venture con la Cogeid, Compagnia Generale Idrocarburi – la quale ha poi assunto la titolarità dell’esplorazione e la maggioranza delle quote – ha presentato il 19 settembre alla Regione Campania la valutazione di impatto ambientale per il pozzo di esplorazione Gesualdo 1. Fino a quest’estate le informazioni in merito erano nulle e i comuni coinvolti o dicono di non avere avuto informazioni in merito oppure, nella Conferenza dei servizi del 2008, alla quale solo otto comuni hanno partecipato, richiedono di essere informati “circa la realizzazione delle opere e delle infrastrutture di ricerca”.
Nessuno si dichiara contrario, tranne il Comune di Luogosano che, infatti, ottiene di essere escluso dalle ricerche condotte dalla società esploratrice sulle linee sismiche esistenti. Nell’estate 2012, grazie a una segnalazione sull’argomento del Comitato del Vallo di Diano, nasce il Comitato no Petrolio in Alta Irpinia, che solleva la questione realizzando a Nusco un primo convegno pubblico a fine giugno e un secondo a settembre, rivolto ai sindaci dei comuni interessati. Sono presenti poco più di 10 comuni su 45. Sulla questione si lamenta una scarsità di informazione e coinvolgimento da parte dei sindaci, ma, alcuni, soprattutto in un primo momento, vedono nelle esplorazioni petrolifere una possibilità di ritorno economico per il territorio. Il dibattito prosegue e si crea un fronte di istituzioni nettamente contrarie ed uno molto più largo di incerti. Il primo Comune ad aderire in maniera convinta al Comitato no Petrolio è Bagnoli Irpino, seguito poi da Villamaina e Gesualdo. Diverse associazioni ambientaliste si dichiarano contrarie e, in un convegno del 6 dicembre, la Coldiretti dichiara che il modello di sviluppo in Irpinia non collima con le estrazioni petrolifere.
Il Comitato no petrolio prosegue la sua campagna informativa evidenziando come le esplorazioni petrolifere in Alta Irpinia non presentano vantaggi per il territorio per tutta una serie di motivazioni. «Innanzitutto l’esempio della Val d’Agri in Basilicata – dichiara Eduard Natale, esponente del Comitato – dove le esplorazioni petrolifere sono una realtà da anni, ci induce a ritenere che i vantaggi sono minori degli svantaggi. Come ha affermato Franco Ortolani, ordinario di geologia alla Federico II di Napoli e tra i relatori del prossimo convegno che terremo a Gesualdo il 22 dicembre – le attività petrolifere hanno bisogno di spazio da inquinare e, necessariamente, cozzano con un territorio vocato all’agricoltura d’eccellenza e al turismo naturalistico e enogastronomico come l’Irpinia, tra l’altro in piena fase di deindustrializzazione forzata». Il professore Ortolani, insieme all’oncologo Antonio Marfella oncologo dell’Istituto Pascale di Napoli e responsabile regionale ISDE, associazione internazionale medici per l’ambiente e Rita d’Ottavio, imprenditrice ed esponente del WWF Basilicata, relazionerà al convegno evidenziando, innanzitutto, i rischi sismici legati alla presenza di faglie sismogenetiche attive nell’area e agli eventuali danni che comporterebbe un episodio di intensa attività sismica in un’area caratterizzata da un reticolo idrografico così interconnesso e da un bacino idrico di importanza primaria per le popolazioni meridionali. Non dimentichiamo, infatti, che la zona interessata dal permesso di ricerca interessa, seppur parzialmente, l’areale dei Monti Picentini dove è presente il maggiore bacino idrografico del mezzogiorno e dal quale si approvvigionano alcuni principali acquedotti come l’ARIN, l’Acquedotto Pugliese e l’Alto Calore. «Il Comitato – continua Eduard Natale – ha inviato una lettera di osservazioni alla Regione Campania, in risposta alla valutazione di impatto ambientale presentato dalla società esploratrice, segnalando il rischio sismico, idrogeologico, ambientale e il danno economico per Gesualdo e l’Alta Irpinia in generale. Per questo motivo sensibilizzeremo l’opinione pubblica sul tema, in particolare sulla pericolosità sismica e sui rischi che corre la nostra acqua, vero e proprio oro blu, in conflitto con le estrazioni e lavorazioni di idrocarburi. E per questo motivo abbiamo interagito con il Comitato per la Tutela del Fiume Calore durante l’ultima assemblea a Taurasi: con il fine di costruire un documento unico sui problemi di carattere ambientale che interessano l’Alta Irpinia. Tra gli interventi del 22 ci sarà appunto quello di Rita D’Ottavio, imprenditrice ed esponente del WWF Basilicata che dimostrerà, dati alla mano, come lo sviluppo economico della Basilicata non sia per niente migliorato in questi decenni di esplorazioni petrolifere. Anzi, pur essendo il Texas d’Italia, la Basilicata è agli ultimi posti per occupazione e ai primi per emigrazione giovanile e, infine, l’indotto creato dal petrolio è notevolmente più basso di quello del turismo naturalistico ed enogastronomico evidentemente ostacolato da attività di estrazione e lavorazione del petrolio. Il 16 dicembre 2012 il Comitato è stato invitato ad un’assemblea pubblica organizzata dai giovani del circolo PRC di Gesualdo cui parteciperà con un breve intervento spiegando cronologicamente gli eventi avvenuti finora. Il Comitato, durante gli ultimi mesi, ha inoltre inviato una lettera a molte delle aziende agricole che lavorano attualmente in Alta Irpinia. Solamente Sabino Basso, titolare dell’omonima azienda produttrice di olio e attuale presidente di Confindustria Avellino, ha risposto (qui uno stralcio): “L’Italia è anche il Paese con un alto tasso di disoccupazione ed in particolare tutti lamentano la mancanza di posti di lavoro propria nella nostra Provincia, annoverando questo fenomeno come un’emergenza. Tanto premesso, se la eventuale estrazione del petrolio, con metodologia compatibile con l’ambiente, porta posti di lavori, sviluppo e ricchezza per il territorio, io sono favorevole, a condizione che chi estrae lasci una royalty importante sul Territorio e crei posti di lavoro per gli irpini”. Leggendo la risposta, considerando che Sabino Basso è stato l’unico che ha dedicato attenzione alla nostra email, il Comitato NO Petrolio continua a pensare che i cittadini, le imprese, gli enti sono scarsamente informati sul rapporto vantaggi/svantaggi derivanti dalle estrazioni petrolifere. Purtroppo, riguardo alle notizie sull’esperienza della Basilicata non possiamo che ritenere poco convenienti per il nostro territorio le attività di estrazione e lavorazione di idrocarburi». L’Irpinia deve decidere se continuare a perseguire politiche poco attente alle risorse ambientali o cambiare strada. Siamo di fronte al depauperamento delle nostre sorgenti, al prelievo spropositato di acque, all’inquinamento dei fiumi provocato da una gestione a dir poco disattenta dei depuratori e degli scarichi; viene lasciato campo libero allo sfruttamento selvaggio delle energie rinnovabili – in Alta Irpinia pannelli fotovoltaici a terra e la proliferazione selvaggia di impianti eolici rubano lo spazio rimasto al paesaggio e all’agricoltura delle nostre colline – e adesso il cuore dell’Appennino meridionale rientra tra i possibili serbatoi da cui estrarre gli ultimi barili di petrolio incuranti del patrimonio di biodiversità che si andrebbe a devastare in simbiosi con le altre attività causate dall’antropizzazione del territorio. E’ necessaria una pianificazione energetica diversa, basata sull’efficientamento e l’attenta e responsabile utilizzazione delle risorse rinnovabili e delle relative tecnologie di sfruttamento che vanno inserite nel contesto paesaggistico ed agricolo tenendo conto di limiti precisi e attenuando l’inevitabile impatto ambientale che generano. Non si tratta di scegliere tra crescita e decrescita, si tratta di delineare un percorso strategico di ottimizzazione delle risorse traendo vantaggio dalle innovazioni tecnologiche e inserendole nel contesto ambientale. In tutto questo che futuro ha il petrolio in Irpinia?
Virginiano Spiniello, Il Ponte news 15/12/2012

Progetto Nusco OronerOroblu – Documentario a cura di Virginiano Spiniello su Tesori d’Irpinia

Documentazione
Valutazione impatto ambientale Gesualdo

Valutazione di incidenza ambientale Progetto Nusco

Per ulteriori informazioni consulta la pagina del Comitato no petrolio in Alta Irpinia

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