Molotov, nuvole del cielo terrone

É on line “Immagina un altro sud” il primo video ufficiale dei Molotov d’Irpinia estratto dall’album “Nuvole del cielo terrone”. Girato interamente a Villamaina – dai fratelli Stefano e Federico Passaro e da Pierpaolo di Marino – è disponibile su youtube, come pure gli altri pezzi forti della band: “Suona ancora”, “Unonoveottozero”, sul terremoto d’Irpinia del 1980, e “A uso meridionale”. Il gruppo etno-folk composto da otto elementi, tutti di Villamaina, età media 22 anni, è l’emblema di una realtà, quella giovanile, che adoperando il linguaggio del web 2.0 riesce a conquistare spazi puntando tutto sull’energia creativa e il talento. «Siamo i ragazzi della generazione post sisma – afferma Antonio Modano, frontman della band – figli di uno sviluppo che non c’è stato e che si ritrovano oggi a dover partire di nuovo, a fare le valigie, come tanti anni fa.

SUONA ANCORA

Il bello di questa esperienza è che siamo cresciuti insieme, siamo tutti studenti universitari che vivono fuori e poi si ritrovano al paese, per le prove e per passare tutta l’estate a suonare. Il dramma della nostra condizione di precarietà, del vuoto di un futuro che qui non c’è, si riflette nelle canzoni che viviamo sulla pelle, non ci limitiamo a suonarle nei concerti. Il nostro è un tentativo di coniugare innovazione e tradizione fin dal mix tra strumenti musicali tradizionali – fisarmonica, chitarra battente, tamburelli – e basi elettroniche, suoni programmati, chitarra elettrica. Allo stesso modo accostiamo all’attuale disagio sociale e ai canti tradizionali dell’Irpinia e del sud, i temi di chi partiva, chi se ne andava, chi tornava e il tema centrale del terremoto, come è stato importante, come ha cambiato l’Irpinia e non in meglio. Le nostre storie sono vere, nuove e, insieme, antiche. Vogliamo gridare a chi sta sopra, nel nostro piccolo, che è una situazione che non sopportiamo più, che conosciamo troppo bene. Vogliamo trasmettere un messaggio alla gente, avvicinarla a questo tipo di problemi e, se non si sveglia, noi continueremo comunque a cantare perché quello che ci fa suonare è la passione, l’amore per la nostra terra». É la stessa intensità del grido al megafono di Piero, l’altro cantante, nel crescendo finale di “Suona ancora” la sua rabbia per le ingiustizie attuali e il rimpianto per il nonno, morto minatore in Belgio. Il gruppo è composto da Piero Buccella (voce, tamburello e pedale elettronico), Antonio Modano (voce e armonica), Antonio Famiglietti (fisarmonica), Giovanni Famiglietti (chitarra 12 corde coro), Giuseppe Capobianco (basso e coro), Pietro Giusto (batteria), Gianni Trunfio (chitarra solista) e Franco Zarrella (tamburello). Nel 2007 hanno aperto, al festival di musica popolare a Senerchia, il concerto di Eugenio Bennato, Taranta power, nel 2008 hanno suonato in occasione della manifestazione sul Formicoso, prima di Vinicio Capossela, nel 2009 prima dei 99 POSSE a Lioni e poi James Senese, Jovine e le collaborazioni al loro primo album de i Rione junno del Gargano. Un anno fa “Suona ancora” è stato trasmesso su Rai 1 nella rubrica Tg1 note.
Sono i social network e l’enorme quantità di concerti – in Campania, ma anche in Molise e nel Lazio – che danno la possibilità ai Molotov di farsi conoscere. A dicembre si sono esibiti un po’ in tutta la Campania da Sorrento a Roccadaspide, da Vallata a Lioni, ma il loro territorio di elezione è l’Irpinia dove hanno suonato, negli ultimi anni, quasi ovunque. Il primo album è stato interamente autoprodotto e autofinanziato e stanno già per iniziare un secondo album di inediti. Terminate le prime mille copie nel giro di un’estate ne ristampano subito altrettante. «La musica – continua Antonio – per noi è una scommessa, un’avventura. Oltre a suonare studiamo, per lavorare, però mai dire mai, diciamo che è un divertimento, ma che ci teniamo molto a realizzarla ad un certo livello e con una certa professionalità. Facebook ci consente di parlare con i fan, che sono di tutte le fasce di età, inseriamo video, commenti, riceviamo critiche e soprattutto feedback. Su youtube carichiamo tutte le nostre canzoni e il passaparola ci fa conoscere anche fuori, ma il vero riscontro è nei concerti». É sul palco che i Molotov danno il meglio di sé annullando barriere e distanze tra la gente e dimostrando che il nome se lo sono guadagnati sul campo. É lì che cantano la loro «risposta all’abuso meridionale sulla terra, sulle persone, sui lavoratori, sulla musica popolare, sulle prospettive di una generazione».
Virginiano Spiniello, Il Mattino di Avellino 09/01/2013.

Per ulteriori informazioni consulta la pagina facebook ufficiale dei Molotov d’Irpinia

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