Alta Irpinia a volo di gabbiano

Come un gabbiano che non c’entra niente, scendendo da Lacedonia e andando sull’Ofantina, verso la bassa irpinia oggi guardavo l’alta Irpinia e mi fermavo per qualche minuto, tornando a casa. Dopo Lacedonia l’arcobaleno tra il vento e le pale che ferivano la vista. Ho cercato di prendere solo l’arcobaleno, ma poi mi sono accorto che in sottofondo le pale erano ancora lì. Incastrata tra i monti la Diga di San Pietro, ma quando ti avvicini i rottami del Grande Spettacolo dell’Acqua, le impalcature, sono sempre lì. Un momento di pausa a Carbonara, che chiamano Aquilonia, tra i ruderi del terremoto, quello più vecchio ancora, un bel trattore con pecore e capre e tre cani che prendono la rincorsa ma poi si fermano, incuriositi, quasi a dire “non importa, fa niente”. E poi scendo da Calitri, non mi fermo, ma un pezzo di Alta Irpinia senza pale eoliche me lo tengo per me. Arrivo all’Oasi di Conza,

Armando

il posto dove mi fermavo sempre è chiuso, non si può passare, come alla Piana del Dragone dove adesso c’è un cancello in ferro; dovrei fare il giro lungo per la circumlacuale, adesso ci sono le vacche, vincono loro. Poi mi fermo al nucleo industriale e c’è un gabbiano. Il volo di un gabbiano sulla diga di Conza della Campania è straniero. Sarà un tipo che è venuto dal mare, si è fermato discarica discarica, è arrivato all’impianto di compostaggio di Teora e adesso è qui. Che ci fa un gabbiano in montagna?

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