Affari sporchi, rifiuti tossici, l’emergenza non è mai finita


Il 7 maggio, nella Biblioteca di Atripalda, è stato proiettato “Affari sporchi”, documentario di Carmen Butta sul traffico illecito di rifiuti tossici in Campania. Prodotto dai canali ARTE e ZDF è andato in onda nel 2010 in Francia e Germania ed è stato girato con il fondamentale apporto di Alessandro Iacuelli, giornalista napoletano, autore di ” Le vie infinite dei rifiuti”, volume del 2007 pietra miliare sull’argomento. Il film, in tedesco, dopo due anni è stato finalmente sottotitolato in italiano. Alla fine della proiezione, introdotta da Maria Rosaria De Falco, è stata proposto il dibattito con lo scrittore, nonché docente di fisica attualmente in servizio ad Avellino.
L’iniziativa, aperta a tutti, è stata proposta dal team irpino di Let’s do it Italia che, nel Parco nazionale del Vesuvio, sta organizzando un evento simbolico per la bonifica delle discariche abusive che stanno mappando. L’obiettivo dell’organizzazione, presente anche in provincia, è quello di far nascere una maggiore coscienza civile ed ambientale attraverso eventi simbolici di pulitura del territorio. «La Campania, non solo Napoli – afferma Iacuelli -, è stata la meta del più grande traffico di rifiuti industriali di tutto il sud europa. Ci sono circa tremila discariche abusive già censite e mai bonificate, un sommerso che non è stato ancora scoperto e, in aggiunta, il traffico dei rifiuti industriali non è mai finito. A causa dell’attenzione delle forze dell’ordine e della magistratura le metodologie negli anni si sono affinate molto sia per smaltire i rifiuti solidi che quelli liquidi. Una volta arrivava il camion e, semplicemente, si scaricava oggi, invece, partono come rifiuti tossici ma vengono declassificati e, sulla carta, arrivano come rifiuti urbani. Spesso, per mascherarli, vengono miscelati con gli inerti delle attività edilizia. Si tratta di rifiuti di attività metallurgiche, fonderie, polveri da combustione o residui di industrie chimiche e farmaceutiche. E non dimentichiamo lo smaltimento selvaggio dell’amianto. Nelle nuove strategie rientra l’uso di mezzi più piccoli per scaricare e tutte le aree non urbane sono a rischio; le microdiscariche, infatti, si diffondono a livello capillare sul territorio, anche montano, favorite dalla mancanza di controllo». Una situazione che in Irpinia assume una rilevanza particolare, soprattutto alla luce della chiusura dei tribunali minori che oggi fanno sentire la loro presenza. «L’Irpinia non è un’isola felice – prosegue Iacuelli -, e già in alcuni casi del passato recente, la magistratura è intervenuta con arresti e sequestri. Ricordo la combustione di seimila tonnellate di rifiuti dell’IRM a Manocalzati nel 2006 o il caso di un’azienda di Bonito che ha sversato rifiuti tossici provenienti dalla Puglia nelle campagne tra Altavilla e Benevento. I fenomeni legati all’abbandono di rifiuti non urbani ha investito l’Irpinia dopo la fase di ricostruzione post-terremoto, quando sono stati realizzati nuovi assi viari a scorrimento veloce che hanno permesso l’accesso di autocarri in alcune zone interne. Al momento, stando alle statistiche, la Puglia è la principale regione di provenienza di rifiuti speciali diretti in Irpinia. Uno dei problemi più diffusi è quello dell’abbandono di lastre di eternit, il che avviene da 20 anni oramai, nelle zone di campagna o lungo sentieri di montagna percorribili con motocarri, o in certi casi il loro “riuso” come coperture di capanni per l’agricoltura o l’inserimento nei sostegni di coltivazioni a terrazze. Lo smaltimento dell”amianto costa. I comuni sono tutti in dissesto finanziario eppure la legge dice che è responsabilità dell’ente locale bonificare».
Da Il Mattino, Redazione di Avellino 7/05/2013, Virginiano Spiniello, adattato

Affari Sporchi

Le vie infinite dei rifiuti, 2007 Altrenotizie e poi rieditato da Rinascita, 2008
Scheda introduttiva
L’inquinamento costante e sistematico dell’ambiente e dei suoi abitanti sta cambiando la morfologia del paesaggio, rendendolo ormai molto simile ad una grande discarica. Ciò che è visibile ad occhio nudo, tuttavia, non basta per comprendere un fenomeno molto più complesso, il cosiddetto “business dei rifiuti”
Nel desolante paesaggio generale emerge Napoli, che agonizza soffocata dalle esalazioni dei rifiuti urbani, e la Campania, che muore avvelenata da materiali tossici, dalla politica compiacente e dalla criminalità che la assedia.
“Le vie infinite dei rifiuti” è un’inchiesta giornalistica che ricostruisce il viaggio e lo smaltimento dei materiali tossici verso la Campania e le motivazioni concrete dell’ormai cronica “emergenza rifiuti” della regione.

Per ulteriori informazioni consulta il sito ufficiale di Alessandro Iacuelli e leggi il libro Le vie infinite dei rifiuti in versione integrale.

2 pensieri su “Affari sporchi, rifiuti tossici, l’emergenza non è mai finita”

  1. Sono desolata! Il servizio è veritiero, ma nonostante sia passato del tempo da quando è stato fatto ad oggi, io mi sento sconfitta! Mi sembra di vivere in un brutto film. L’unico modo per elaborare questa mortificazione, questo dolore e quest’angoscia è scrivere dei versi avvelenati:

    Manti neri

    Abito una terra avvelenata,
    dove i girasoli perdono la rotta
    e i papaveri sbiancano…
    La mia gente passa distratta
    tra i fuochi industriosi
    di morte.
    Il cielo sventola
    manti di fumo neri…
    neri come gli smoking dei Presidenti
    e come l’anima dei killers!

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