Discariche abusive di rifiuti in montagna. Che fare?

20150318_142509E’ un dato di fatto: abbandonare i rifiuti in montagna è una offesa ambientale che non ha visibilità mediatica, non fa audience. Una lastra d’amianto frantumata, uno pneumatico bruciato, i residui di lavorazione delle attività artigianali smaltiti illegalmente, i cumuli di rifiuti indifferenziati in montagna non hanno lo stesso effetto della minaccia di un pozzo di petrolio. Eppure, in Irpinia, nei Picentini, le falde acquifere delle nostre montagne calcaree sono minacciate da migliaia di microdiscariche nelle aree in cui Alto Calore, Acquedotto Pugliese e Acquedotto ABC di Napoli prelevano migliaia di litri di acqua al secondo dissetando milioni di persone.

Eppure i cumuli di rifiuti nel tempo aumentano sempre di più e diventano vere e proprie microdiscariche abusive, ma a notarli sono poche persone e possono fare ben poco senza un cambio culturale.
Ma come sono composti gli sversamenti?
C’è di tutto: pneumatici usati, ingombranti (elettrodomestici usati, poltrone sfondate, divani, tappezzeria, etc), batterie esauste, scarti edilizi, sacchetti di immondizia domestica già differenziati, amianto, resti di animali macellati, vestiti usati, scarti di piccole attività artigianali e industriali e tanto altro ancora.

I motivi per cui i rifiuti vengono abbandonati in montagna vanno dall’impossibilità di conferirli in quanto residui di lavorazione di attività economiche non dichiarate fino all’inerzia del cittadino che preferisce portare i materiali in montagna piuttosto che all’isola ecologica comunale rispettando i turni o semplicemente i giorni prestabiliti per la differenziata.
Ed ecco che sulle nostre montagne, ai lati delle strade ci sono vere e proprie discariche collettive, sversamenti su cui è difficilissimo intervenire sia per il costo della bonifica, sia per la difficoltà di individuare responsabili e per i riflessi sulle vittime di sversamento abusivo incolpevoli che sono proprietari del fondo. La legge italiana, infatti, impone al privato di procedere a proprio carico alla bonifica dei fondi e, nella maggior parte dei casi più rilevanti, il valore del terreno è inferiore al costo della bonifica da effettuare. Un altro aspetto che aiuta a mascherare gli effetti delle discariche è la continua fioritura di vegetazione che nasconde cumuli di immondizia spesso stratificati e impressionanti su cui nessuno si prenderà la briga di fare analisi o indagini.

Ci sono delle soluzioni, delle azioni da avviare?
I principali attori di questo scempio sono una piccola parte degli abitanti dei luoghi interessati da microdiscariche e alcuni “visitatori” che raggiungono i luoghi meno controllati. Si tratta di semplici cittadini e di alcune attività economiche individuali o imprenditoriali – la cui grandezza può variare – che preferiscono compensare i costi di smaltimento caricandoli sul futuro della collettività.
Il primo deterrente sta nelle sanzioni da effettuare che non vengono comminate in misura adeguata sia per la vastità dei territori da controllare, sia per la scarsità delle forze dell’ordine dedicate, sia per la poca attenzione in genere dedicata dalle polizie municipali che si trovano in difficoltà a intervenire per vari motivi. La sanzione effettiva, quella davvero produttiva, a mio avviso, sta nel cogliere sul fatto chi sversa i rifiuti e non nel punire le vittime incolpevoli degli sversamenti, per i quali, invece, bisognerebbe intervenire a più livelli tutelandoli, facilitandogli la denuncia e prevedendo dei fondi per le bonifiche. Bonifiche che potrebbero essere a carico di chi usufruisce delle risorse naturali sotterranee, in primis gli acquedotti che sono tenuti, anche per conservare e tutelare il bene di cui usufruiscono, al ristoro ambientale per l’acqua che prelevano. Basti pensare che dal solo Comune di Santo Stefano del Sole l’ABC rifornisce la città di Napoli con 1200 litri al secondo (Serino per 800 litri al secondo), quindi è interesse anche dei napoletani tutelare e preservare le falde acquifere delle Sorgenti Urciuoli.

Ma il vero punto di partenza, per qualsivoglia azione da intraprendere, è la consapevolezza della cittadinanza e la sua sensibilizzazione. E’ la popolazione che fa la differenza ed è un cambio culturale l’unica possibilità. Come attuarlo? Insieme, dal basso e con tanto tempo a disposizione. [Continua… prima o poi…]

N.B.
Attenzione le foto dei rifiuti delle tre gallerie sono gentile concessione di Domenico D’Alelio che ha il privilegio di godere delle nostre montagne nei suoi giri di allenamento come ciclista e di farsi il sangue amaro come tutti quelli che le amano e non si limitano ad attraversarle.

Galleria rifiuti 1

Vecchia provinciale che sale da Villa San Nicola (Cesinali) fino a Sorbo e poi prosegue per Salza più la stradina che collega Salza a Parolise passando sotto il viadotto dell’Ofantina bis.
Foto Domenico D’Alelio, periodo marzo 2015

Galleria rifiuti 2

Al lato dell’area di trattamento della raccolta differenziata tra Santo Stefano del Sole e Santa Lucia
Foto Domenico D’Alelio, periodo aprile 2015

Galleria rifiuti 3

Montagna tra Volturara e Santo Stefano
Foto Domenico D’Alelio, periodo inizi giugno 2015

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