{"id":1274,"date":"2011-10-16T17:08:30","date_gmt":"2011-10-16T17:08:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/?p=1274"},"modified":"2011-10-16T18:01:53","modified_gmt":"2011-10-16T18:01:53","slug":"rifiuti-in-montagna-non-e-solo-un-problema-di-senso-civico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alberovagabondo.it\/?p=1274","title":{"rendered":"Rifiuti in montagna. Non \u00e8 solo un problema di senso civico"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/?p=1274\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1275\" title=\"3\" src=\"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/3-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Il problema dell\u2019abbandono dei rifiuti \u00e8 connaturato al nostro stesso modello di sviluppo industriale. Non c\u2019\u00e8 un singolo attore non interessato e, allo stesso tempo, nessuno degli attori in gioco riesce ad agire diversamente. La malavita, vista la sua mission, non pu\u00f2 sottrarsi all\u2019intermediazione per la facilit\u00e0 e redditivit\u00e0 del business e, d\u2019altro canto, la natura competitiva delle medie e grandi imprese e la dura legge di mercato le spingono ad approfittarne. Se l\u2019Italia \u00e8 una potenza industriale &#8211; come afferma Toni Servillo, in Gomorra &#8211; buona parte del merito ce l\u2019hanno le campagne campane. <!--more continua...-->Ma se il problema delle discariche abusive organizzate \u00e8 sotto gli occhi di tutti, la questione delle microdiscariche nei boschi \u00e8 assolutamente invisibile. Paradossalmente, almeno in Campania, la raccolta differenziata ha aumentato le occasioni di sversamento autonomo da parte di cittadini, piccoli artigiani e attivit\u00e0 economiche minori nelle campagne e nei boschi. C\u2019\u00e8 una emergenza ambientale diffusa tra la connivenza e l\u2019indifferenza di tutti: Stato, cittadini, istituzioni locali, imprese. Pensiamo al danno che pu\u00f2 fare una discarica abusiva localizzata e a migliaia di siti che iniziano come micro discariche e poi crescono nel tempo, ingigantendosi. C\u2019\u00e8 un\u2019intera comunit\u00e0 che pesa sul territorio, sconsideratamente. Ed \u00e8 un\u2019emergenza ancora peggiore delle discariche organizzate, perch\u00e9 del tutto fuori controllo. Prima della raccolta porta a porta nei cassonetti si depositava, impropriamente, di tutto, anche rifiuti speciali e pericolosi. Successivamente \u00e8 accaduto che, nelle fasi di passaggio, \u00e8 mancata la necessaria educazione alla differenziazione dei rifiuti e, soprattutto determinate categorie di utenti, anziani in primis, si sono ritrovati, improvvisamente, a dover selezionare materiali che non distinguevano. Cosa \u00e8 il tetrapak? La plastica sporca dove va? E le buste delle lettere dove le metto? Siamo sicuri di differenziare tutti nella maniera corretta? Per non parlare dell\u2019angoscia &#8211; per chi ha investito ore e ore nell\u2019auto-addestramento &#8211; di non sapere se il lavoro svolto sar\u00e0 stato inutile. Come sar\u00e0 recuperata e selezionata la mia immondizia? Ma il danno di una differenziata fatta male sarebbe il male minore. Oltre alla pigrizia dei cittadini c\u2019\u00e8 un vuoto organizzativo che si sostanzia, tra l\u2019altro, in lunghe attese per il recupero degli ingombranti, mancati controlli, difficolt\u00e0 burocratiche ad accettare rifiuti speciali domestici nelle isole ecologiche. Il vulnus del problema, per\u00f2, sta nella normativa vigente che condanna il cittadino all\u2019omert\u00e0. Il decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 (Norme in materia ambientale) all\u2019articolo 192 vieta \u201cl\u2019abbandono e il deposito incontrollato di rifiuti sul suolo e nel suolo\u201d e commina sanzioni da 105 a 620 euro per l\u2019abbandono di rifiuti ingombranti e speciali. Qualora si tratti di discarica abusiva (articolo 256)  \u00e8 un reato penale, che prevede l\u2019arresto da sei mesi a due anni e l\u2019ammenda da 2.600 a 26.000 euro, nel caso di rifiuti pericolosi. Sembrerebbe che la materia sia normata \u2013 soprattutto in Campania dove le pene sono state inasprite &#8211;  eppure, nel momento in cui un cittadino assolutamente innocente scoprisse che in un terreno di sua propriet\u00e0 estranei avessero sversato rifiuti pericolosi, per la legge italiana questa persona sarebbe, in pratica, colpevole allo stesso modo di chi sversa: anche se denuncia immediatamente il reato \u00e8 tenuto a procedere, a proprie spese, alla rimozione dei rifiuti e alla bonifica del terreno. E cosa pensare delle vicende del SISTRI (Sistema Informatizzato di Tracciabilit\u00e0 dei rifiuti speciali), cancellato nella manovra di agosto e poi riattivato Dovrebbe ripartire il 9 febbraio 2012, ma doveva gi\u00e0 entrare in vigore nel 2010 ed \u00e8 stato pi\u00f9 volte rinviato. Il Sistema fornir\u00e0 dati in tempo reale alle autorit\u00e0 di controllo che potranno monitorare tramite sistemi elettronici i rifiuti speciali e pericolosi lungo tutta la filiera. Sarebbe la fine per chi vuole liberarsi sottocosto dei rifiuti ed \u00e8 questo il motivo per cui tanti imprenditori lo hanno osteggiato. Oltre 400mila le imprese interessate che hanno gi\u00e0 pagato i costi, con evidenti danni per chi si \u00e8 messo in regola. Sembra che la soluzione pi\u00f9 economica sia lasciare tutto come sta. In fondo, se tutti sono colpevoli, tutti hanno, a modo loro, ragione. I piccoli imprenditori, gi\u00e0 gravati da tasse e costi a cui non corrispondono servizi adeguati, preferiscono entrare nell\u2019anonimato e, quindi, hanno ancora maggiori difficolt\u00e0 a conferire rifiuti presso le isole ecologiche; i cittadini, invece, possono dare la colpa sia alle istituzioni locali sia allo Stato che, ad esempio, rende proibitivo lo smaltimento di rifiuti pericolosi come l\u2019amianto affidandosi alla buona volont\u00e0 dei singoli o mette una tassa sullo smaltimento dei pneumatici sul consumatore, invece di applicarla a monte, al produttore; gli enti locali, infine, privi di fondi per i servizi essenziali, non hanno certo la possibilit\u00e0 di investire nella bonifica dei territori. E chi \u00e8 consapevole del problema si trova a sbattere in un muro di gomma che rimbalza ogni tentativo di cambiamento, visto che non c\u2019\u00e8 colpa, n\u00e9 ragione, n\u00e9 verit\u00e0 che tengano. Pare proprio che convenga lasciare tutto dov\u2019\u00e8. Il processo che dovrebbe innescare il cambiamento \u00e8 frenato da ostacoli  tangibili e i controlli, alla fine, finiscono per colpire sia chi ne trae profitto sistematicamente, sia i piccoli artigiani in difficolt\u00e0, sia i cittadini impotenti, colpevoli solo di possedere terreni isolati. Ci insegnano che, quando si scivola nelle sabbie mobili, la cosa migliore \u00e8 restare fermi. Se ci muoviamo troppo, corriamo il rischio di affondare.&nbsp;<\/p>\n<p><em> Autore Virginiano Spiniello, su Il Settimanale il Ponte di Avellino del 15 ottobre 2011<\/em><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il problema dell\u2019abbandono dei rifiuti \u00e8 connaturato al nostro stesso modello di sviluppo industriale. Non c\u2019\u00e8 un singolo attore non interessato e, allo stesso tempo, nessuno degli attori in gioco riesce ad agire diversamente. 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