{"id":1285,"date":"2011-10-18T12:51:03","date_gmt":"2011-10-18T12:51:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/?p=1285"},"modified":"2011-10-18T12:51:03","modified_gmt":"2011-10-18T12:51:03","slug":"la-figlia-della-luna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alberovagabondo.it\/?p=1285","title":{"rendered":"La figlia della luna"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/?p=1285\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1288\" title=\"1\" src=\"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/11-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Delfina amava profondamente il grande bosco che circondava la casa di suo padre a Belgioioso. L&#8217;ombra riposante e lo stormire delle foglie le tenevano compagnia nelle lunghe giornate estive. Era affascinata dai tronchi nodosi, dalle calde cortecce porose, dall&#8217;intrico dei rami con la loro livrea lussureggiante. Ma anche d&#8217;inverno i grandi alberi le davano gioia. Le piacevano i ricami che la neve arabescava sugli intrecci stilizzati dei rami nudi, scuri contro il cielo azzurro cupo dei freddi crepuscoli.<br \/>\nUn caldo pomeriggio di giugno, Delfina si ferm\u00f2 a osservare il grande platano che sorgeva al limitare del bosco. <!--more continua...--> Fu incantata dal portamento maestoso della pianta: era un esemplare molto antico; nei suoi due o tre secoli di vita il tronco si era accresciuto notevolmente e innumerevoli rami contorti si allungavano a toccare le nuvole pi\u00f9 basse. La larga chioma a cupola creava una fresca ombra amica.<br \/>\nDelfina si sedette, appoggiandosi al tronco imponente; con la testa piegata all&#8217;indietro, si smarriva nell&#8217;ampia volta verde. Le grandi foglie palmate si muovevano alla brezza e sembravano mormorare una dolce cantilena. Per pochi attimi la fanciulla fu catturata dalla malia dell&#8217;albero; la testa ciondolava, gli occhi lentamente si chiudevano&#8230; Finch\u00e9 sent\u00ec uno strappo: alcuni fili dorati della sua capigliatura erano rimasti intrappolati nella corteccia dell&#8217;albero. Subito Delfina si volse a guardare e, tra le sottili lamine gialle e grigie in cui si sfaldava la scorza dell&#8217;albero, vide un grosso chiodo arrugginito. Il gambo era saldamente piantato nel tronco; solo la rotonda capocchia sporgeva dal fusto secolare e a essa erano avvolti alcuni dei suoi lunghi capelli.<br \/>\nTentando di estrarre il chiodo, all&#8217;improvviso sent\u00ec uno scatto e una porticina si apr\u00ec nel tronco dell&#8217;albero. La curiosit\u00e0 la spinse a guardare dentro lo scuro pertugio: un piccolo atrio buio era stato ricavato alla base dell&#8217;albero e da esso si dipartiva una scala lunghissima attorcigliata a spirale, i cui gradini sembravano senza fine nell&#8217;oscurit\u00e0 profonda che li avvolgeva. Lasciando da parte ogni timore, la fanciulla decise d\u2019entrare. Ma appena varcata la soglia, silenziosamente cos\u00ec come si era aperto, l&#8217;usciolo si richiuse alle sue spalle.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/22.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-thumbnail wp-image-1298\" title=\"2\" src=\"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/22-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a> Di colpo Delfina si ritrov\u00f2 al buio. Cercando di vincere il terrore che si stava impadronendo di lei, esplor\u00f2 con le mani la ruvida parete di legno alla ricerca di qualcosa che le permettesse di localizzare la porta. Ma questa sembrava svanita; era come se non fosse mai esistita, come se le fibre legnose che l&#8217;avevano costituita si fossero sciolte e poi amalgamate con quelle del tronco in una ritrovata unit\u00e0 che non permetteva pi\u00f9 di distinguerle.<br \/>\nIl suo cuore cominci\u00f2 a battere impazzito: era prigioniera in quella tomba vegetale, senza alcuna via d&#8217;uscita. Nel silenzio sordo e irreale che la circondava, sentiva strani fruscii e gorgoglii impercettibili provenire dal legno. Era la grande pianta che viveva e pulsava intorno a lei: linfe zuccherine scorrevano imperturbabili verso le radici, incrociandosi nel loro cammino con le limpide soluzioni saline che salivano incessanti verso l&#8217;alto.<br \/>\nQuasi stordita dall&#8217;aria calda e umida, pregna di aromi aspri e speziati, Delfina raggiunse la scala e, un gradino dopo l&#8217;altro, arriv\u00f2 in cima. Si ritrov\u00f2 in una piccola stanza illuminata da un unico raggio di sole che pioveva da un finestrone incassato nel soffitto. Poche povere cose arredavano il locale: una poltrona a dondolo, un tavolo tarlato e una sedia.<br \/>\nSi rese subito conto che non esistevano vie di fuga e anche l&#8217;unico contatto con l&#8217;esterno, il vetro del lucernario, non poteva essere aperto. Attraverso quell&#8217;occhio trasparente, la fanciulla riusciva a scorgere solo le ultime diramazioni della pianta che, essendo pi\u00f9 rade e delicate, lasciavano intravedere larghi spazi di cielo; le foglie tremolavano sui lunghi piccioli, mentre i frutti globosi che penzolavano all&#8217;estremit\u00e0 dei rami si urtavano in muti rintocchi cadenzati dalla brezza.<br \/>\nSconsolata si sedette sulla poltrona, lasciandosi cullare dal movimento altalenante. Per caso il suo sguardo si pos\u00f2 sul tavolo e fu cos\u00ec che si accorse di un minuscolo essere che vi stava appollaiato sopra. Indossava una lunga e strana tunica dal colore indefinibile, che si confondeva con la pelle rugosa e accartocciata, del viso e delle mani.<br \/>\n&#8220;Benvenuta nella tua nuova casa!&#8221; sogghign\u00f2 la strana creatura, emettendo suoni brevi e smorzati che ricordavano lo scricchiolio delle foglie secche.<br \/>\n&#8220;Non credo di conoscerti&#8221; esclam\u00f2 indignata Delfina.<br \/>\n&#8220;Sono Alberico, il signore di questo bosco. E da questo momento tu sei mia ospite o, se preferisci, mia prigioniera&#8230; Hi, hi, hi&#8230; &#8221;<br \/>\n&#8220;Forse tu ignori che sono la figlia di Erberto, il proprietario di queste terre!&#8221; si ribell\u00f2 la fanciulla.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/51.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1299\" title=\"5\" src=\"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/51-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a> &#8220;E&#8217; qui che ti sbagli! Io regnavo in questo bosco secoli e secoli prima che il tuo popolo si trasferisse qui. Tu non puoi neanche immaginare quanto fossero belli i boschi e le foreste qui attorno&#8230; Poi arrivaste voi&#8230; Un albero dopo l&#8217;altro, tutto tagliato, abbattuto, bruciato! Non puoi capire la mia sofferenza, il mio dolore, vero? Comunque sia, adesso sei qui e quelli della tua gente proveranno finalmente ci\u00f2 che ho patito io.&#8221; Con un agile balzo Alberico scese dal tavolo, salut\u00f2 con un cenno Delfina e spar\u00ec nell&#8217;oscurit\u00e0 della scala.<br \/>\nEra ormai sera e attraverso il lucernario, tra la massa scura del fogliame, appariva una striscia di cielo verde cupo che gi\u00e0 sfumava nel blu; solo una stella luminosa faceva capolino tra i rami nodosi. Dopo aver sbocconcellato un pezzo di pane raffermo, la povera cena che le aveva lasciato Alberico, si raggomitol\u00f2 sulla poltrona e si abbandon\u00f2 al suo lento dondolio finch\u00e9 il sonno la colse.<br \/>\nMolti lunghi giorni trascorsero, tutti uguali nella loro monotona tristezza. Ogni pomeriggio Alberico si recava a trovare la sua prigioniera. Appariva all&#8217;improvviso, le lasciava del cibo e, rapido cos\u00ec com\u2019era arrivato, scompariva. Ogni volta Delfina cercava d&#8217;impietosire il vecchio, ma ogni tentativo falliva miseramente: il cuore di lui era ancora pi\u00f9 legnoso della ruvida scorza che ne rivestiva il corpo.<br \/>\nPoco per volta la fanciulla cominci\u00f2 a deperire. Chiusa in se stessa, in un torpore innaturale, andava assomigliando a un bel fiore reciso lasciato senz&#8217;acqua. Non si accorgeva neanche pi\u00f9 della presenza di Alberico che, infastidito da quello stato di estrema prostrazione, si arrovellava alla ricerca di un rimedio. Infine gli venne un&#8217;idea&#8230;<br \/>\nFu cos\u00ec che in una notte di luna piena il misterioso usciolo ai piedi del platano si apr\u00ec. Ne usc\u00ec una bellissima fanciulla che seguiva con sguardo trasognato un piccolo vecchio grinzoso. Costui imbracciava un&#8217;arpa, da cui traeva una magica armonia di suoni.<br \/>\nAttratta dal fascino sottile di quella musica, una miriade di piccoli esseri fatati prese a seguirli. Era tutto un brillare di minuscole luci pulsanti, simili a fiammelle mosse dal vento. Anche le piccole creature della notte uscivano dai loro bui nascondigli per spiare con occhi fosforescenti quello strano corteo che sfilava tra gli alberi secolari.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/71.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-thumbnail wp-image-1306\" title=\"7\" src=\"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/71-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a> Poche ore prima dell&#8217;alba, suonando un magico richiamo, Alberico riport\u00f2 Delfina nella prigione all&#8217;interno del platano.<br \/>\nOgni notte, tranne quelle di luna nuova in cui il bosco era troppo buio e insidioso, il vecchio apriva la porticina dell&#8217;albero e lasciava che la fanciulla vagasse libera. Non temeva una sua fuga, perch\u00e9 con la magia dell&#8217;arpa egli era in grado di richiamarla a s\u00e9, ovunque si trovasse. Delfina correva felice per i sentieri del bosco illuminati dalla luna. Aspirava a fondo i profumi della foresta che gli umori stillanti della rugiada rendevano ancora pi\u00f9 vivi: finalmente poteva tornare a sentire l&#8217;umido odore del terriccio, l&#8217;aroma balsamico delle resine che colavano lente lungo le cortecce screpolate, l&#8217;effluvio delle piante del sottobosco. In quei brevi momenti Delfina riacquistava un po&#8217; di quell&#8217;energia che la reclusione le aveva tolto. Comunque non era pi\u00f9 la fanciulla rosea e dorata che, ignara, era entrata nel platano. Tutto in lei era diventato chiaro e diafano; la sua pallida figura emanava una luce argentea, come se le poche energie che la tenevano in vita le avesse catturate dall&#8217;astro della notte.<br \/>\nNel frattempo a Belgioioso regnavano il dolore e la disperazione: fin da quel lontano pomeriggio di giugno nessuno aveva avuto pi\u00f9 notizie di Delfina e ogni tentativo di ritrovarla era stato infruttuoso. Si era gi\u00e0 ai primi di settembre; la tristezza malinconica di questo mese, che con le sue nebbie dense e stillanti rivelava la natura effimera dell&#8217;estate, avviluppava il cuore di Erberto e di sua moglie. Ella trascorreva lunghe ore alla finestra che dava sul bosco, sperando di veder comparire la figlia da uno dei tanti sentieri; scrutava tra i veli caliginosi, ma questi fluttuavano ostinati in prossimit\u00e0 del suolo, lasciando libere solo le chiome degli alberi. Talvolta la nebbia le giocava brutti scherzi: fissando a lungo quel biancore, aveva l&#8217;impressione che la bruma si scomponesse in una miriade di frammenti chiari e brillanti che le davano il capogiro e in quei momenti le sembrava di vedere un&#8217;ombra sottile che appariva e scompariva tra gli alberi. Ma non era mai Delfina&#8230;<br \/>\nUn pomeriggio di fine estate giunse a Belgioioso un giovane cavaliere errante. Elianto, cos\u00ec si chiamava, non appena fu informato della disgrazia che aveva colpito gli abitanti della casa, decise di mettersi alla ricerca della fanciulla.<br \/>\nAll&#8217;imbrunire, prima di andare a coricarsi, il giovane scese in giardino, attirato dalla pace silenziosa e raccolta che permeava quel luogo. Passeggiando per gli ampi sentieri, sentiva il profumo delle erbe odorose e il dolce respiro dei fiori di caprifoglio, mescolato alle ultime esalazioni delle rose di macchia. Elianto lasciava che i suoi occhi si abituassero al buio.  Ad un tratto la luna, prima nascosta dalle nuvole, rischiar\u00f2 il giardino e un&#8217;infinit\u00e0 di nuove sfumature nacquero come per magia: molti colori erano svaniti, l&#8217;azzurro diventava bianco, il bianco e il grigio sembravano quasi fluorescenti e tutte le tonalit\u00e0 d&#8217;argento erano esaltate dalla chiara luce lunare.<br \/>\nAttratto da quel magico incanto, egli s&#8217;incammin\u00f2 lungo un sentiero finch\u00e9 giunse al limitare del bosco. Elianto decise di proseguire tra gli alberi: gli era sembrato di udire una strana melodia e voleva capire da dove provenisse. Ma pi\u00f9 s&#8217;inoltrava nel bosco e pi\u00f9 si sentiva disorientato; quelle note d&#8217;arpa fluttuavano ovunque, trasportate dal vento.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/62.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1300\" title=\"6\" src=\"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/62-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a> Ad un certo momento inizi\u00f2 a salire una leggera foschia. Il bosco stava assumendo un aspetto irreale: soffici veli inconsistenti ondeggiavano tra gli alberi, avvolgendosi e svolgendosi intorno ai tronchi e ai rami come sciarpe di tulle stese ad asciugare; dai ciuffi di felce prendevano forma lente spire di vapore, che si snodavano flessuose simili a serpentelli argentati. Elianto non sapeva pi\u00f9 che direzione prendere per districarsi da quel groviglio di sentieri. Il chiarore della luna filtrava attraverso il fogliame, creando ingannevoli giochi di luce che lo confondevano quasi come i bianchi fantasmi nati dalla nebbia. Era tutto un intersecarsi di viottoli, alcuni senza uscita, che formavano un tragitto bizzarro e inestricabile.<br \/>\nFinalmente, dopo molti giri tortuosi, il giovane giunse in un&#8217;ampia radura. Si arrest\u00f2 immediatamente, riparandosi dietro un albero: una fanciulla dai lunghissimi capelli color della luna stava danzando al centro del prato, tenendo stretto a s\u00e9 un enorme mazzo di fiori. Ella ballava leggera, percorrendo un cerchio immaginario, e ad ogni passo di danza lasciava cadere un fiore: pallide corolle d&#8217;esperide e lievi infiorescenze d&#8217;aquilegia rosata andavano mescolandosi a timidi non-ti scordar-di- me bianchi e azzurri e a delicate ombrelle di mirride odorosa&#8230; Elianto seguiva affascinato i volteggi di quella figura evanescente&#8230;<br \/>\n&#8220;Bella figlia della Luna, chi sei mai?  &#8211; mormorava. &#8211; Deliziosa figlia della Luna, che voli sul vento, lasciandoti trasportare dagli echi delle ore&#8230; Malinconica figlia della Luna, dimmi chi sei!&#8221;<br \/>\n&#8220;Tu la chiami figlia della Luna e neanche immagini chi ella sia&#8230; &#8221; Quelle parole inaspettate fecero sobbalzare il giovane che, dopo un attimo di smarrimento, scorse un folletto dei boschi che si stava dondolando sul lembo frangiato d&#8217;una foglia di felce. &#8220;Gi\u00e0 da molto tempo conosco la pallida fanciulla che ti ha incantato. E&#8217; l&#8217;amica delle nostre notti argentate e la sua delicata presenza ci rende felici&#8230; finch\u00e9 i fantasmi dell&#8217;alba non vengono a chiamarla e allora lei, povera Delfina, deve andarsene!&#8221;<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/41.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-thumbnail wp-image-1301\" title=\"4\" src=\"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/41-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a> &#8220;Come l&#8217;hai chiamata? Ma allora lei \u00e8&#8230; &#8221; grid\u00f2 Elianto, che fece per correre dalla fanciulla.<br \/>\n&#8220;Fermati! Non vedi che cos\u00ec la spaventi? &#8211; lo rimprover\u00f2 il folletto. &#8211; Ella \u00e8 sotto l&#8217;incantesimo di Alberico, che la tiene prigioniera&#8221;.  E gli raccont\u00f2 tutta la storia della bella Delfina, rinchiusa nel grande platano a causa del rancore dell&#8217;antico signore della foresta.<br \/>\n&#8220;Forse un modo c&#8217;\u00e8 per salvarla&#8230; Vieni con me, presto, perch\u00e9 tra un po&#8217; Alberico suoner\u00e0 l&#8217;arpa!&#8221; Con queste parole il folletto condusse il giovane in un piccolo prato poco distante. Un&#8217;infinit\u00e0 di minuscole pratoline si apriva alla luce della luna; come tanti piccoli occhi timidi schiudevano le iridi dorate, sbattendo le palpebre bianche frangiate di rosa. In breve tempo raccolsero parecchie margherite, che il folletto intrecci\u00f2 abilmente a formare una collana che diede ad Elianto.<br \/>\n&#8221; Corri alla radura e infilala al collo di Delfina&#8230; vedrai che l&#8217;incantesimo svanir\u00e0!&#8221;<br \/>\nCon il cuore che galoppava, il giovane raggiunse il piccolo spiazzo in mezzo agli alberi. Delfina era ancora l\u00ec, immobile tra i fiori, e si guardava attorno smarrita come se qualcosa l\u2019avesse destata all\u2019improvviso da un sonno profondo. Elianto la prese per mano, come se fosse una bambina. Non si stancava di guardarla e di mormorare il suo nome. \u201cDelfina\u2026 Delfina\u2026\u201d faceva eco il vento.<br \/>\nAd un tratto una melodia d\u2019arpa si propag\u00f2 nell\u2019aria. Elianto vide la fanciulla trasalire e il suo viso farsi sempre pi\u00f9 pallido, quasi divorato dagli occhi sempre pi\u00f9 profondi e tenebrosi: chiusa in un mondo inaccessibile, ella percepiva soltanto il richiamo di quelle note. Improvvisamente si scost\u00f2 da lui e, rigida e determinata cominci\u00f2 ad avviarsi tra gli alberi. Solo in quel momento il giovane si ricord\u00f2 della collana di margherite\u2026<br \/>\nFuori di s\u00e9 dalla disperazione, si butt\u00f2 all\u2019inseguimento di Delfina. Ma nonostante tenesse un\u2019andatura sostenuta, non riusciva in alcun modo a raggiungerla: prov\u00f2 ad accelerare e poi a correre, ma la fanciulla era sempre un passo avanti a lui. Poteva vederne le spalle sottili e il manto lucido dei capelli e sentire il respiro affrettato di lei e il fruscio del lungo abito bianco. A tratti sembrava svanire e allora il giovane allungava il passo, finch\u00e9 non tornava a vedere la scia luminosa dei veli che l\u2019avvolgevano.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/82.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1302\" title=\"8\" src=\"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/82-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Finalmente ella sembr\u00f2 rallentare. Erano giunti di fronte ad un platano secolare, da cui proveniva il suono malioso dell\u2019arpa. Una porticina si stava aprendo lentamente alla base del tronco\u2026 Con un ultimo sforzo disperato, Elianto lanci\u00f2 la collana di fiori sul capo di Delfina.<br \/>\nElla rimase immobile sulla soglia dell\u2019albero, come se fosse incerta se proseguire o tornare indietro. Poi pian piano si volt\u00f2 e vide il giovane cavaliere che le sorrideva.<br \/>\n\u201cChi sei?\u201d mormor\u00f2 ancora confusa.<br \/>\n \u201cMi chiamo Elianto\u201d disse e cominci\u00f2 a spiegarle come fosse riuscito a salvarla. Mentre erano cos\u00ec intenti a parlare, un grido terribile lacer\u00f2 l\u2019aria e l\u2019arpa smise di suonare. Spaventata, Delfina si strinse al giovane, temendo la vendetta di Alberico. Ma non accadde nulla; videro solo che l\u2019usciolo si richiudeva silenziosamente, per non riaprirsi pi\u00f9.<br \/>\nOrmai l\u2019oscurit\u00e0 della notte si stava stemperando nel chiarore lattiginoso del nuovo giorno.<br \/>\n\u201cPresto, corriamo ad annunciare il tuo ritorno!\u201d disse Elianto, prendendola per mano. E insieme s\u2019incamminarono verso la grande casa che si stava svegliando.&nbsp;<\/p>\n<p><em> Autore Anna Maccagni, Firenze. Illustrazioni di Giovanni Spiniello.<\/em><\/p>\n<\/div>\n<!-- index.php -->\n<div\n\tclass=\"ngg-galleryoverview ngg-ajax-pagination-none\"\n\tid=\"ngg-gallery-b2dca2057daa2328fc978bcb1c68f6ae-1\">\n\n    \t<div class=\"slideshowlink\">\n        <a href='https:\/\/www.alberovagabondo.it\/index.php\/nggallery\/slideshow?p=1285'>[Show as slideshow]<\/a>\n\t\t\n\t<\/div>\n\t\t\t<!-- Thumbnails -->\n\t\t\t\t<div id=\"ngg-image-0\" class=\"ngg-gallery-thumbnail-box\" >\n\t\t\t\t        <div class=\"ngg-gallery-thumbnail\">\n            <a href=\"https:\/\/www.alberovagabondo.it\/wp-content\/gallery\/anna_maccagni\/1.jpg\"\n               title=\"\"\n               data-src=\"https:\/\/www.alberovagabondo.it\/wp-content\/gallery\/anna_maccagni\/1.jpg\"\n               data-thumbnail=\"https:\/\/www.alberovagabondo.it\/wp-content\/gallery\/anna_maccagni\/thumbs\/thumbs_1.jpg\"\n               data-image-id=\"838\"\n               data-title=\"1\"\n               data-description=\"\"\n       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L&#8217;ombra riposante e lo stormire delle foglie le tenevano compagnia nelle lunghe giornate estive. Era affascinata dai tronchi nodosi, dalle calde cortecce porose, dall&#8217;intrico dei rami con la loro livrea lussureggiante. Ma anche d&#8217;inverno i grandi alberi le davano gioia. &hellip; <a href=\"https:\/\/www.alberovagabondo.it\/?p=1285\" class=\"more-link\">Continua la lettura di <span class=\"screen-reader-text\">La figlia della luna<\/span> <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0},"categories":[83],"tags":[52,94],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.alberovagabondo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1285"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.alberovagabondo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.alberovagabondo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.alberovagabondo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.alberovagabondo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1285"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/www.alberovagabondo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1285\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1321,"href":"https:\/\/www.alberovagabondo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1285\/revisions\/1321"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.alberovagabondo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1285"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.alberovagabondo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1285"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.alberovagabondo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1285"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}