{"id":1335,"date":"2011-10-22T16:52:48","date_gmt":"2011-10-22T16:52:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/?p=1335"},"modified":"2011-10-22T16:54:46","modified_gmt":"2011-10-22T16:54:46","slug":"indignati-o-consapevoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alberovagabondo.it\/?p=1335","title":{"rendered":"Indignati o consapevoli?"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/?p=1335\"> <img loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/52-150x150.jpg\" alt=\"\" title=\"5\" width=\"150\" height=\"150\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1338\" \/><\/a>L\u2019indignazione \u00e8 uno stato d\u2019animo sinonimo dello sdegno: ci si indigna perch\u00e9 qualcosa supera il limite della tolleranza, perch\u00e9 non si sopporta pi\u00f9 una determinata situazione. E\u2019 una parola forte, commisurata ai tempi in cui viviamo, di crisi e cambiamento. Sia chiaro, senza crisi, non c\u2019\u00e8 cambiamento. Siamo in una fase di passaggio epocale, viviamo un momento storico che sembra non appartenerci, sembra che tutto accada senza la possibilit\u00e0 di una nostra azione sociale. Individualit\u00e0 e collettivit\u00e0 mai sono stati cos\u00ec sganciati, se non in fasi storiche di transizione, in epoche, appunto, di passaggio. Se ci voltiamo scopriamo che la ciclicit\u00e0 di questi momenti \u00e8 drammaticamente lineare. Fondazione, crescita, sviluppo, maturazione, declino, crisi, cambiamento e poi ancora, di nuovo, si riparte. <!--more continua...--> Il divenire \u00e8 un movimento ciclico, eppure determinato. E le azioni degli attori in campo si uniformano ai modelli precedentemente acquisiti, senza che, per\u00f2, i modelli ideologici di riferimento siano pi\u00f9 presenti. Il vuoto ideologico lascia spazio, finalmente, alla disamina dei problemi reali. Le ragioni dell\u2019indignazione ci sono tutte: il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Centrale Europea, le Agenzie di rating, le multinazionali, i grandi centri finanziari, i politici insipienti stanno giocando a carte scoperte e hanno portato lo scontro nel cuore dell\u2019Occidente, in quei paesi chiamati spregiativamente PIGS (Portogallo Italia, Grecia, Spagna). L\u2019Irlanda, che appartiene al mondo anglosassone, sembra che se la stia cavando, ma a quale prezzo per i clienti della Bank of Ireland e per i cittadini irlandesi? Il tavolo da gioco, adesso, \u00e8 in Italia, un pezzo grosso della scacchiera che stanno cercando di far saltare per nascondere Stati Uniti e Inghilterra, i veri colpevoli della finanziarizzazione dell\u2019economia. E\u2019 un gioco difficile da capire, ma facile da spiegare: la crescita continua dell\u2019economia non pu\u00f2 continuare all\u2019infinito, il re \u00e8 nudo. Come non giustificare, dunque, l\u2019indignazione per i prezzi che aumentano, i servizi essenziali che diminuiscono, la disoccupazione che cresce e la piramide sociale sempre pi\u00f9 divaricata a vantaggio del vertice? Gli stipendi di grandi manager e finanzieri sono addirittura pi\u00f9 alti di prima del 2008, anno in cui gli Stati Uniti hanno deciso di salvare Wall Street e le grandi banche invece degli americani e, mentre la Grecia se crolla fa rumore, l\u2019Italia pu\u00f2 far saltare un equilibrio che, necessariamente, deve mutare. Ecco perch\u00e9 gli indignati hanno manifestato ma, ingenuamente, in Italia non hanno fatto operazioni simboliche e mediatiche come negli altri paesi, hanno, invece, organizzato una grande manifestazione di piazza. Anche Mario Draghi, ex Goldman Sachs, ha mostrato comprensione verso le ragioni dei manifestanti. Tranne che per gli scontri, naturalmente. Ed eccoci arrivati al punto. La rabbia. Se c\u2019\u00e8 un problema, qualunque esso sia, si pu\u00f2 essere indifferenti o iniziare un percorso di consapevolezza. Questo percorso pu\u00f2 portare allo sdegno, alla rabbia fine a se stessa ed autodistruttiva oppure al cambiamento. Perch\u00e9, per\u00f2, tutto cambi, \u00e8 impossibile restare immobili negli schemi precostituiti di un percorso lineare e ossessivamente ciclico. Bisogna porsi di fianco ai problemi per esplorare possibili soluzioni, pensare laterale, come afferma Edward De Bono. Utilizzare la risposta della violenza \u00e8 un percorso consolidato. Rivolte sociali  &#8211; ieri la Grecia e domani l\u2019Italia &#8211; e guerre circoscritte &#8211; prima l\u2019Iraq e l\u2019Afghanistan, dopo l\u2019Iran &#8211; servono a nascondere i bisogni e le domande di democrazia dal basso, a non affrontare i nodi economici della decrescita sostenibile.<br \/>\nSi rende necessario, quindi, cominciare un percorso di rivoluzione interiore, fermamente gandhiana, avulsa dal modello ciclico e, al contempo, lineare, occidentale. \u201cC&#8217;\u00e8 una rivoluzione che dobbiamo fare se vogliamo sottrarci all&#8217;angoscia, ai conflitti e alle frustrazioni in cui siamo afferrati. Questa rivoluzione deve cominciare non con le teorie e le ideologie, ma con una radicale trasformazione della nostra mente\u201d.  Cos\u00ec Jiddu Krishnamurti individuava l\u2019unico percorso possibile, quello di una radicale trasformazione dei valori individuali e collettivi, di un rovesciamento delle prospettive, di un difficilmente accettabile confronto con la realt\u00e0 che non passa attraverso la cristallizzazione delle esperienze passate, ma si situa nel ripensamento del rapporto del s\u00e9 con i principi fondanti dell\u2019agire individuale e collettivo.  Un percorso di questo tipo inizia dal rapporto dell\u2019individuo con l\u2019ecosistema, dalla diminuzione dell\u2019impronta che ognuno di noi lascia nell\u2019ambiente in cui vive, opera, agisce, dallo studio degli effetti e delle reazioni delle nostre azioni singole e plurali. Il concetto di rete, di sistema di relazioni, \u00e8 lo strumento in grado di cogliere la complessit\u00e0 attuale di una globalizzazione che non \u00e8 solo economica e che rischia di far sparire definitivamente la ricchezza della differenza ecosistemica, sociale e culturale. Ecco, allora, un obiettivo da perseguire, una finalit\u00e0 da raggiungere: essere consapevoli che l\u2019annullamento delle differenze, la riduzione alle sole dimensioni di altezza e larghezza, rischia di farci dimenticare l\u2019importanza della profondit\u00e0. Non siamo figure piatte inserite in un mondo tridimensionale, siamo, invece, fili di una ragnatela minuscola, intrecciata a mille altre delicate, sottili e fragili ragnatele.<\/p>\n<p><em>Autore Virginiano Spiniello, Settimanale Il Ponte, 22 ottobre. Copyright Associazione culturale Giovanni Spiniello<\/em>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019indignazione \u00e8 uno stato d\u2019animo sinonimo dello sdegno: ci si indigna perch\u00e9 qualcosa supera il limite della tolleranza, perch\u00e9 non si sopporta pi\u00f9 una determinata situazione. E\u2019 una parola forte, commisurata ai tempi in cui viviamo, di crisi e cambiamento. Sia chiaro, senza crisi, non c\u2019\u00e8 cambiamento. 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