{"id":1911,"date":"2013-01-04T21:48:12","date_gmt":"2013-01-04T21:48:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/?p=1911"},"modified":"2026-01-04T00:59:45","modified_gmt":"2026-01-04T00:59:45","slug":"riflessioni-di-una-pecora-nera-la-tosatura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alberovagabondo.it\/?p=1911","title":{"rendered":"Riflessioni di una pecora nera: la tosatura"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.alberovagabondo.it\/?p=1911\"> <img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-2647\" title=\"tav_6_def\" src=\"https:\/\/www.alberovagabondo.it\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/tav_6_def-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\"><\/a>La pecora nera anche da giovane era stata un tipo originale. Non si sa se per il suo colore o per qualche altro motivo, ma era solita perdersi in riflessioni. Spesso le altre pecore la vedevano bloccarsi nel brucare e perdersi nel vuoto, dimenticando di deglutire. Era uno dei suoi momenti di elaborazione, aveva avuto una delle sue illuminazioni. \u00abPerch\u00e9 la pecora \u00e8 un animale adatto ad essere allevato?\u00bb pens\u00f2 un giorno d&#8217;autunno, sentendo il vento pi\u00f9 freddo del solito farsi strada nonostante il mantello fosse ricresciuto. <!--more continua...--> Non pot\u00e9 fare a meno di tenere questi pensieri per s\u00e9 e li espresse ad alta voce mentre il cane bianco la guardava stringendo gli occhi, domandandosi perch\u00e9 quella pecora gli piaceva ancora meno delle altre.<br \/>\n\u00abSiamo animali pacifici &#8211; disse ad alta voce, provocando lo spostamento di lato della pecora pi\u00f9 vicina a lei &#8211; produciamo latte, diamo alla vita gli agnellini. Ed un altro motivo \u00e8 che la pecora pu\u00f2 essere tosata e se ne ricava la lana\u00bb.<br \/>\n\u00abUn motivo per cosa?\u00bb si lasci\u00f2 sfuggire la pecora spaventata, ma, subito, se ne pent\u00ec, mentre le altre compagne sollevavano gli occhi al cielo, preparandosi al sermone.<br \/>\n\u00abDicono che, una volta tosata, la pecora sia grata ai pastori che l&#8217;hanno alleggerita di un peso da portare per tutta l&#8217;estate. Ma i pastori sanno bene che, se continuassero a tosare le pecore anche d&#8217;autunno, oltre ad accumulare poca lana rischierebbero di vedersele morire tutte d&#8217;inverno. Anche per le pecore, insomma, c&#8217;\u00e8 un limite da non superare. E l&#8217;uomo ha imparato a gestire le sue risorse perch\u00e9 gli fruttassero. D&#8217;altronde, quale pastore \u00e8 cos\u00ec sprovveduto da lasciare che il proprio gregge deperisca? Avrebbe meno latte, meno carne, meno lana. Certo, metti il caso un pastore si dimentichi le elementari regole dell&#8217;allevamento quali difese potrebbe mettere in atto una pecora?\u00bb.<br \/>\nSi lev\u00f2 un generale brusio di protesta, mentre gli agnellini alzavano preoccupati le orecchie e prestavano una maggiore attenzione.<br \/>\n\u00abNoi pecore amiamo lamentarci &#8211; continu\u00f2 la pecora nera &#8211; sembra che nel continuo belare troviamo una sorta di conforto. Probabilmente, se ci tosassero anche ad ottobre inoltrato, esprimeremmo fortemente la nostra disapprovazione e questo ci terrebbe occupate un bel po&#8217;. Intanto, per\u00f2, arriverebbero i primi freddi e il nostro istinto sarebbe quello di stringerci l&#8217;una all&#8217;altra e di mettere i piccoli in mezzo al gregge, dove c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 caldo. Ma sar\u00e0 solo una questione di tempo perch\u00e9 le pecore ai margini cadranno e il vento aggredir\u00e0 le altre. Certo, mi chiedo quale sarebbe il vantaggio per un pastore simile e se questo potrebbe bastare a far s\u00ec che noi pecore trovassimo la forza per ricordare l&#8217;istinto di sopravvivenza che ci teneva unite prima di essere catturate dall&#8217;uomo e allevate per migliaia e migliaia di anni\u00bb.<br \/>\nA questo punto sembr\u00f2 farsi strada un ricordo primario, un brandello di orgoglio in uno o due elementi del gregge, ma subito svan\u00ec, sommerso dai generali rimproveri a bassa voce e ai sonori scuotimenti di testa. \u00abUn branco di animali cos\u00ec indebolito sarebbe in ogni caso una preda ancora pi\u00f9 facile, avremmo dovuto pensare a qualcosa quando ci fossimo accorte di essere state tosate oltre misura o appena vedevamo le prime pecore perdere quella poca lana che avevano messo su d&#8217;estate. Ma non \u00e8 nella natura della pecora mettere in discussione le decisioni dei pastori che, in ogni caso, hanno un interesse a mantenere il gregge in buona salute. E se per qualche motivo non gli interessasse pi\u00f9? Se il pastore pensasse di dover ricavare il pi\u00f9 possibile dal suo gregge? Magari si \u00e8 stancato di fare il pastore, crede che tante pecore non gli servano pi\u00f9, l&#8217;erba \u00e8 finita, non lo so. Quale alternativa rimane a noi pecore? \u00bb.<br \/>\nQueste ed altre paure aveva la pecora nera, ma la sua paura pi\u00f9 grande era la natura, la natura della pecora. E infatti fu sommersa da sonori rimproveri: \u00abin nessun caso un pastore potrebbe abbandonare il gregge al suo destino, a memoria di pecora non si era mai sentita un&#8217;assurdit\u00e0 simile!\u00bb. Se pure le sue compagne avessero compreso il paradosso di una tale situazione cosa avrebbero potuto fare se non abbassare di nuovo la testa e continuare a brucare? Questi ed altri pensieri le venivano in mente, ma non la aiutavano certo ad acquisire la serena rassegnazione del gregge che la circondava. E contava le pecore, le immaginava oltrepassare il recinto e solo cos\u00ec si calmava. E aspettava, aspettava un miracolo perch\u00e9 sapeva bene che l&#8217;unica rivoluzione della pecora, quella che la natura le concede, \u00e8 il salto.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">NOTE&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Virginiano Spiniello<\/strong>, l\u2019autore, \u00e8 un docente di sostegno e scienze umane, gi\u00e0 project manager, giornalista territoriale, blogger, professore a contratto fino al 2015 di marketing ecologico e comunicazione ambientale presso l\u2019Universit\u00e0 Suor Orsola Benincasa, presidente de L\u2019Albero Vagabondo\u00ae,&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.alberovagabondo.it\/\">www.alberovagabondo.it<\/a>, armonicista blues. Suo padre, <strong>Giovanni Spiniello,<\/strong> incisore, scultore e pittore (Biennale di Venezia 1968, Quadriennale di Roma 1975, Segnalato Bolaffi da Crispolti nel 1978,&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.giovannispiniello.it\/\">www.giovannispiniello.it<\/a>) \u00e8 l\u2019autore delle illustrazioni. Insieme portano avanti dal 2008 le Feste del Colore dell\u2019Albero Vagabondo\u00a9, esperimento di arte nel sociale ed ambientale: i bambini inviano all\u2019Albero favole e disegni e installano tavolette colorate sulle discariche abusive in montagna, per salvare le sorgenti. Qui, sull\u2019Appennino meridionale, \u00e8 nata l\u2019idea della&nbsp;<strong>Rivolta delle Pecore<\/strong>.&nbsp;<i>&nbsp;<\/i><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La pecora nera anche da giovane era stata un tipo originale. Non si sa se per il suo colore o per qualche altro motivo, ma era solita perdersi in riflessioni. 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