{"id":869,"date":"2011-08-08T15:41:16","date_gmt":"2011-08-08T15:41:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/?p=869"},"modified":"2011-09-02T18:44:36","modified_gmt":"2011-09-02T18:44:36","slug":"un-biodistretto-nei-picentini-agricoltura-biologica-come-opportunita-di-sviluppo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.alberovagabondo.it\/?p=869","title":{"rendered":"Agricoltura biologica. Un biodistretto nei Picentini."},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-870\" title=\"bio\" src=\"http:\/\/www.alberovagabondo.it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/bio-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/>In Irpinia nel 2008, secondo le stime dell\u2019Assessorato all\u2019Agricoltura regionale, c\u2019erano 67 produttori biologici su un totale campano di 636, di cui oltre la met\u00e0 in provincia di Salerno. La presenza maggiore, circa il 50%, \u00e8 nei comprensori dell\u2019Alta Irpinia e del Terminio Cervialto. Sono aree di grande pregio naturalistico con le importanti cime del Polveracchio, del Montagnone di Nusco, del Terminio e dell\u2019Accellica dove abitano ancora lupi, nibbi e poiane. Nelle zone pedemontane oliveti, castagneti da frutto, vigneti, noccioleti, ma anche frutteti <!--more continua...-->di mele annurca  e limoncella, pere, ciliegi e poi tartufi e funghi, senza dimenticare il caciocavallo dop e il pecorino di Carmasciano. Basterebbe ottenere la certificazione bio dei pascoli demaniali e molti produttori avrebbero una nuova fetta di mercato oltre quella tradizionale.<br \/>\nNel vicino Cilento l\u2019AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica) insieme al Parco Nazionale del Cilento ha attivato il primo distretto biologico, un\u2019idea che si potrebbe esportare nei Picentini e forse nei comuni limitrofi dell\u2019Alta Irpinia con diversi vantaggi sia per lo sviluppo sostenibile &#8211; con il mercato di prossimit\u00e0 e la filiera corta &#8211; sia per la tutela della biodiversit\u00e0 innescando finalmente nelle aree interne un significativo flusso di turismo naturalistico. Da noi il Parco Regionale dei Monti Picentini potrebbe mettere insieme i comuni irpini e, magari, salernitani per un nuovo Biodistretto dei Picentini. Antonio Paparo, agronomo e nuovo presidente dell\u2019AIAB Campania, conforta queste ipotesi.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Paparo quale \u00e8 oggi lo scenario dell\u2019agricoltura biologica?<\/strong><br \/>\n\u201cIl trend dell\u2019agricoltura biologica &#8211; afferma Paparo &#8211; \u00e8 in continua crescita, purtroppo i consumi maggiori di prodotti bio si misurano al centro e ancor pi\u00f9 al nord Italia, nonostante la Campania sia tra le prime produttrici in Italia. I produttori bio trovano meno difficolt\u00e0 nella commercializzazione dei propri prodotti rispetto ai prodotti convenzionali e, aderendo ad associazioni come l\u2019AIAB, hanno il vantaggio di usufruire di forme di commercializzazione alternative. Penso alle piattaforme commerciali, dove il prodotto conferito viene passato direttamente ai punti vendita o alle catene di ristorazione collettiva (mense bio) e tradizionale (ristoranti bio), o ai gruppi di acquisto, che mettono in relazione diretta il produttore ed i consumatori con vantaggi in termini economici per l\u2019agricoltore e in termini di qualit\u00e0 e garanzie per il consumatore.<br \/>\nPer un\u2019agricoltura di montagna gi\u00e0 di per se svantaggiata perch\u00e9 meno meccanizzata e meno produttiva \u00e8 importante puntare su produzioni di nicchia e di qualit\u00e0, qualit\u00e0 che pu\u00f2 essere garantita solo da una certificazione bio, abbinando le due cose si riuscirebbe a garantire al produttore un reddito pi\u00f9 alto\u201d.<br \/>\n<strong>E in Irpinia?<\/strong><br \/>\n\u201cCi sono tutti i presupposti per la nascita di un Biodistretto, in particolare nel comprensorio dei Picentini, dove si potrebbe sviluppare la realt\u00e0 agricola esistente dandole un valore aggiunto con la certificazione BIO e creando una rete che metta insieme le associazioni di categoria esistenti e gli enti locali\u201d.<br \/>\n<strong> Ma come fare? Quali indicazioni si sente di dare?<\/strong><br \/>\n\u201cIn una prima fase bisogna interagire con enti e produttori per individuare tutte le peculiarit\u00e0 del territorio e delle esperienze agricole. Questo al fine di creare un sistema organizzativo\/produttivo capace di offrire a chi si avvicina dall\u2019esterno un territorio quanto pi\u00f9 naturale possibile con integrato all\u2019interno di esso un\u2019agricoltura rispettosa dell\u2019ambiente e al tempo stesso capace di dare un reddito dignitoso a chi si spende per portarla avanti salvaguardando antiche tradizioni, variet\u00e0 tipiche e autoctone specifiche di quei posti e il territorio stesso.<br \/>\n<strong>Poi c&#8217;\u00e8 una\u00a0 seconda fase\u2026<\/strong><br \/>\n\u201cSe riusciamo a mettere insieme tutte queste esperienze si possono poi creare eventi, momenti formativi, seminari che diano al Biodistretto nascente visibilit\u00e0 a livello regionale, nazionale e non solo, in modo da diventare un riferimento per i produttori agricoli e allo stesso tempo un attrattore turistico, cos\u00ec da attirare in questi territori un target attento, alla ricerca di percorsi turistici alternativi, alla scoperta di un territorio sano che offra prodotti sani\u201d.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Autore Virginiano Spiniello, Il Mattino di Avellino, 27 luglio 2011 <\/em><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Irpinia nel 2008, secondo le stime dell\u2019Assessorato all\u2019Agricoltura regionale, c\u2019erano 67 produttori biologici su un totale campano di 636, di cui oltre la met\u00e0 in provincia di Salerno. 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