La lezione della Basilicata: petrolio non è uguale a sviluppo. Intervista a Rita D’Ottavio.


Il 22 dicembre, nella sala consiliare di Gesualdo, alle ore 16.30, il Comitato NO petrolio promuove [ha promosso n.d.r.] un nuovo incontro informativo sull’estrazione di idrocarburi in Irpinia con gli interventi di Franco Ortolani, ordinario di Geologia alla Federico II, Antonio Marfella, responsabile Medici per l’Ambiente Campania, Olga Addimanda per il Comitato Tutela fiume Calore e Rita d’Ottavio del WWF Basilicata. Mentre sono già note le posizioni espresse da Ortolani, Marfella e Addimanda sui rischi connessi alle faglie sismogenetiche attive, alla pericolosità ambientale delle estrazioni e all’importanza e fragilità delle risorse idriche irpine, D’Ottavio, agronomo ed ex imprenditrice, presenterà gli ultimi risultati dei suoi studi che, dopo anni di estrazioni petrolifere in Val d’Agri, smontano l’equazione “petrolio uguale sviluppo”.
«Nel testo dell’accordo Stato-Regione Basilicata per lo sfruttamento del petrolio nella Val d’Agri – dichiara D’Ottavio – fu evidenziata la necessità di assicurare uno sviluppo economico sociale e duraturo, equilibrato e rispettoso delle tradizioni e delle vocazioni del territorio, assicurando la salvaguardia e la valorizzazione del suo patrimonio naturale, paesaggistico, monumentale ed archeologico. A distanza di 14 anni la Basilicata è agli ultimi posti nelle classifiche per indice di reddito, di consumo, per tasso di occupazione e per qualità regionale dello sviluppo ed ai primi posti per famiglie a rischio di povertà ed esclusione. Inoltre, dal 2002 al 2010 la popolazione lucana è diminuita dell’1,6% ed il calo maggiore, -5%, si è verificato proprio nella Val d’Agri. Nello stesso periodo le aziende agricole in Val d’Agri sono diminuite del 154% – il doppio rispetto alla media regionale che è del -78.5% – nonostante la presenza di un consistente paniere di prodotti tipici: i Fagioli di Sarconi, il Canestrato di Moliterno, il vino Terre dell’Alta Val d’Agri e la Mela dell’Alta Val d’Agri. Per quanto riguarda i senza lavoro, poi, l’aumento è del 18.8% rispetto all’11,8% provinciale». Anche sul fronte ambientale e istituzionale i dati rilevati non sono confortanti. «L’accordo ENI-Regione del 18 novembre 1998 – continua d’Ottavio – prevedeva la realizzazione di una rete di monitoraggio ambientale e, fino al 2011, il monitoraggio dell’atmosfera è stato effettuato da 3 centraline fisse indipendenti tra di loro e posizionate rispetto al Centro Oli in modo da non poter garantire il controllo dell’aria a 360° e da 5 centraline all’interno dello stesso per il controllo del funzionamento dei camini. Le informazioni fornite al pubblico sono parziali e limitate solo ad alcuni inquinanti, ma la consultazione dei dati orari giornalieri di tutte le sostanze monitorate dalle centraline ENI ed ARPAB nel 2009 e 2010 ha rivelato la frequente assenza di dati, valori molto elevati degli Idrocarburi non Metano e validazione di dati non congruenti. Solo dal 2011 è iniziato il monitoraggio delle sostanze odorigene, dei rumori, del suolo, del sottosuolo e delle acque eppure, nonostante sia ARPAB che ENI continuino a dire che tutto è a posto, vicino al Centro Oli l’aria è spesso irrespirabile ed i rumori sono assordanti. Nonostante questa situazione la Regione, nel 2011, ha autorizzato un aumento delle emissioni in atmosfera». Infine, relativamente al Piano di Emergenza esterna, è stato realizzato per la prima volta nel 2006 ma divulgato, sotto forma di opuscolo fornito alle famiglie, solo nel 2009 e – conclude D’Ottavio – mai condiviso con la popolazione residente che, oggettivamente, non sa come comportarsi in caso di incidente». Un’esperienza, quella della Val D’Agri, che pone più di un interrogativo sul futuro socioeconomico e ambientale dell’Irpinia. Virginiano Spiniello, Il Mattino, Redazione di Avellino 20/12/2012

Progetto Nusco OronerOroblu – Documentario a cura di Virginiano Spiniello su Tesori d’Irpinia

Documentazione
Valutazione impatto ambientale Gesualdo

Valutazione di incidenza ambientale Progetto Nusco

Per ulteriori informazioni consulta la pagina del Comitato no petrolio in Alta Irpinia

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