Petrolio in Irpinia. Massimo Civita, idrogeologo di fama internazionale, sui rischi per le sorgenti

Si tiene alle 16.00 (24/05/2013, N.d.R.), al Circolo della Stampa di Avellino, il convegno organizzato dal Comitato no Petrolio in Alta Irpinia “Irpinia tra petrolio, acqua e sismicità”. Intervengono Massimo Civita, ordinario di idrogeologia applicata presso il Politecnico di Torino, tra i massimi esperti internazionali di idrogeologia, Albina Colella, ordinario di geologia presso l’Università della Basilicata, esperta delle conseguenze ambientali dell’industria petrolifera in Val D’Agri, Sabino Aquino, geologo e dirigente Alto Calore Servizi, Franco Ortolani, ordinario di geologia presso la Federico II di Napoli. Introdurrà Eduard Natale, portavoce del Comitato, modererà Christian Masiello.
Ad aprire i lavori sarà Massimo Civita, coordinatore della Linea di Ricerca Nazionale Valutazione della vulnerabilità degli acquiferi (GNDCI-CNR) dal 1986 al 2005. Il metodo SINTACS, da lui messo a punto, è il riferimento per la salvaguardia delle acque sotterranee del D.lgs. 152/06, il Codice ambientale. «I Picentini – sostiene Civita – come del resto molte aree in Italia, risentono di un sovrasfruttamento generale delle falde acquifere e della perdita graduale delle sorgenti. Consumiamo più acqua di quella che il buon dio ci manda. E’ necessario salvaguardare sia le fonti sia le falde che alimentano le sorgenti, tutelando il territorio. Per venti anni, fino a quando la Protezione civile non ha tagliato i fondi, con le unità operative regionali abbiamo realizzato carte di vulnerabilità e fornito indicazioni per proteggere i punti dove si preleva l’acqua, ma non vengono applicate. I Picentini sono una struttura di carbonati sovrascorsa su materiali impermeabili che la tamponano intorno e fanno in modo che non ci sia commistione con le attività a valle. Vista la notevole estensione del Permesso Nusco, però, bisogna assolutamente limitarne il territorio a diversi chilometri di distanza dal fronte dei Picentini in modo da restare ben lontano dai monti e dalle risorse idriche interessando, magari, anche il Ministero dell’Ambiente e il Parlamento della questione. Ma, probabilmente, in base anche agli scarsi risultati delle vecchie esplorazioni petrolifere, la fascia maggiormente interessata sarà quella che va verso il Sannio». Un via libera all’uso del resto del territorio interessato dai progetti di ricerca? «I rischi permangono. C’è un rischio primario che riguarda gli acquiferi e un rischio secondario, indotto. Una volta estratto l’olio va trasportato e questo si può fare in due modi: tramite i camion – pratica pericolosissima – o gli oleodotti che, in caso di rottura, e la casistica è significativa, portano direttamente a contatto l’inquinante e le falde acquifere. Fare un oleodotto che arrivi fino ai punti di trattamento sulla costa tirrenica significherebbe attraversare tutti i Picentini. Basta un piccolo incidente, un camion che si ribalta – è successo in Val D’Agri – e quell’acquifero non lo utilizzeremo più. Pensiamo a un incidente a Cassano Irpino, sarebbero interessati sia l’Acquedotto Pugliese che l’Alto Calore». E riguardo alle mefiti e al pozzo Gesualdo1? «Le mefiti sono manifestazioni termali molto profonde, frutto dell’incontro delle grandi faglie trascorrenti dell’Appennino. Apparentemente non sarebbero interessate dalle esplorazioni, ma bisognerebbe limitare gli interventi ad un raggio di diversi chilometri e quanto meno verificarne la genesi attraverso un sondaggio profondo per valutarne l’importanza, nonché il valore economico. Oltre ai rischi secondari, infine, ci sono i rischi locali: i pozzi esplodono, si incendiano, c’è il pericolo di subsidenza, la terra che si infossa intorno al pozzo in una zona piuttosto vasta. Ci sono, inoltre, una serie di rischi che saranno affrontati dagli altri relatori, ad esempio l’inquinamento dell’aria, visto che l’estrazione rilascia gas come anidride solforosa, CO2, fumi».

Virginiano Spiniello, Il Mattino, Redazione di Avellino 24/05/2013

N.B. il Convegno è stato organizzato dal Comitato No Petrolio in Alta Irpinia in collaborazione all’Archivio storico della CGIL 

Progetto Nusco OronerOroblu – Documentario su Tesori d’Irpinia

 

Documentazione
Valutazione impatto ambientale Gesualdo

Valutazione di incidenza ambientale Progetto Nusco

Per ulteriori informazioni consulta il sito e la pagina facebook del Comitato no petrolio in Alta Irpinia

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