La rivolta dell’acqua del 1983 – Sorbo Serpico (AV)


Nel settembre 1983 18 donne si posero davanti agli operai dell’Alto Calore e non li fecero passare, difesero la loro acqua. Immaginiamo, dunque, la scena. Di mattina le donne vanno a lavare i panni alla fontana e trovano il lavatoio a secco. Furono suonate le campane per chiamare la gente a raccolta e una persona girava per il paese gridando “vonno chiure l’acqua”. Gli operai vista la reazione del popolo se ne andarono.
Di notte, nonostante molte di loro avessero bambini piccoli furono arrestate e subirono un processo durante il quale gli vennero contestati una serie di reati, ma al termine del quale furono tutte assolte.
In quegli anni del post terremoto l’acqua era ancora visibile agli Irpini, erano ancora consapevoli dell’importanza e dell’uso, non la si dava per scontata, perché costava fatica prenderla, perché i fiumi non erano ancora cloache a cielo aperto, data la cronica mancanza attuale di depurazione, tra l’altro costo in bolletta che continuiamo a pagare e che ci dovrebbe venire rimborsato.

La rivolta dell’acqua, la testimonianza di Assunta Marra

Clelia Melillo, tra gli organizzatori insieme alla Pro Loco di Sorbo nel 2011 della Festa dell’Acqua si è occupata della fase di ricerca e documentazione dell’episodio. “Su iniziativa della Pro Loco e col Patrocinio del Comune, nel corso della Festa dell’Acqua, venne posta la Targa e consegnata una pergamena a tutte le diciotto donne. Allora c’erano quasi tutte, ma molte sono venute a mancare negli ultimi anni”. Era l’anno del referendum sull’acqua pubblica. Subito dopo, come se il dolore di tante ingiustizie subite e il riconoscimento ottenuto le avesse liberate, sono venute a mancare alcune di loro, tra queste Anna Mazzocca, morta l’anno scorso e Antonietta Ricciardi. Testimone tra le più combattive è Assunta Marra, che compare nel video”. “Già settant’anni fa – recita una pagina sito della Pro Loco – dopo che l’Alto Calore captò le acque del Lago Saliceto per approvvigionare Avellino e i paesi limitrofi, furono le donne a battersi perché il comune di Sorbo avesse diritto ad una riserva di acqua per alimentare i lavatoi, affinché l’acqua continuasse a sgorgare libera per tutti. “L’acqua di Sorbo – afferma Clelia – alimenta Avellino, Mercogliano, Monteforte. A seguito della mancanza d’acqua nel 1983 dovuta all’abbassamento delle falde acquifere. l’Alto Calore decise di chiudere l’acqua nelle bocche delle vasche del lavatoio per convogliare tutta l’acqua nell’acquedotto. Il nucleo centrale di Sorbo si è formato tra la sorgente di Saucito e il Salzola perchè l’acqua era la vita, inoltre l’acqua del lavatoio è una percentuale del deflusso minimo vitale nel Salzola che è affluente del Sabato. La cosa più importante è il fatto che le donne siano state così combattive: hanno difeso l’acqua per difendere la propria vita. Le donne più anziane – conclude Clelia – sono le più sensibili all’ambiente a Sorbo, basti dire che continuano ad usare il sapone di marsiglia, che ha un impatto minimo a livello ambientale”. Sarebbe bello vedere distributori gratuiti di sapone di marsiglia bio a tutti i lavatoi ancora in uso in Irpinia. Ma ce ne sono ancora? E quanti sono?

N.B.
Per ulteriori informazioni circa le interconnessioni tra Piana del Dragone e le latre sorgenti del delicato sistema irpino, generoso verso la Puglia e Napoli e arcigno verso i suoi abitanti vedi anche l’articolo di Massimo Civita.

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